Le basi del reportage con Alessandro Cinque

Alessandro Cinque è uno dei fotografi italiani contemporanei che mi piace di più.

Alessandro rappresenta per me il coraggio di una scelta, quella di dedicarsi a pieno al fotogiornalismo, il genere fotografico più impegnativo di tutti, e secondo me, il più bello di sempre!

Ha collezionato numerosi riconoscimenti internazionali in questi anni, tra i più recenti: “Finalista al EUGENE SMITH GRANT” e il Primo Posto al “POYi – Picture of the Year Intenational”.

Alessandro ha fondato nel 2012 a Firenze il suo studio STUDIO FOTOGRAFICO FIRENZE insieme al socio Nicola Santini; in pochi anni lo studio si è popolato di molti collaboratori, e questa struttura ha consentito ad Alessandro di procurarsi il tempo necessario alla ricerca delle storie, all’approfondimento delle notizie, alla ricerca di contatti sul posto e poi ad affrontare i viaggi, numerosi, lunghi, da un lato all’altro del mondo: dall’Iran, al Perù, al Senegal, agli Stati Uniti.

Le foto di Alessandro sono stupende, sono così profonde e ricche di senso, sono foto semplici ma perfette, riescono a farmi immergere immediatamente nella storia e allo stesso a legarmi a queste storie; come poche altre mi emozionano…così come mi capita con i miei grandi fotografi Magnum preferiti: Henri Cartier Bresson, Robert Capa e George Rodger. Questo paragone con loro può sembrare un complimento eccessivo ed enorme per un ragazzo di 30 anni, ma credo che il coraggio delle scelte di oggi (nell’attuale panorama mondiale dei fotografi) non sia minore o diverso rispetto a quello di George Rodger che tra gli anni 1940-1950 affrontava da pioniere i reportage tra le tribù centrafricane.

Questa premessa dovrebbe essere sufficiente per comprendere la mia ammirazione per questo fotografo italiano.

Alessandro Cinque e alcune sue fotografie

Alessandro Cinque e alcune sue fotografie

L’occasione per incontrarci è venuta grazie al workshop organizzato a Milano da Leica, di cui Alessandro è ambassador, lo scorso novembre 2018; un evento di due giorni in cui abbiamo potuto in un primo momento conoscere il suo lavoro e il suo modo di prepararlo, e successivamente di scattare per strada con attrezzature Leica, con la mitica M8, per le strade della Chinatown milanese di via Paolo Sarpi.

Le parole di Alessandro sono state importanti, ci ha fatto capire quanto possa essere fondamentale il confronto per emergere, e quanto invece sia dannoso contemplare in solitudine le proprie fotografie e valutarle in base ai like. Nonostante il fotografo debba sforzarsi di essere neutrale, è impossibile non avere un’opinione su un determinato fatto, perciò il messaggio che le nostre foto possono trasmettere è la nostra stessa identità. “La grandezza di un fotografo è la sua capacità di dare voce alle persone che fotografa e di adattarsi alla situazione in cui si trova” (non me ne voglia Alessandro se le trascrizioni dei miei appunti non combaciano con le sue testuali parole).

Il linguaggio è fondamentale, ed è la chiave del successo dei nostri lavori e le sue riflessioni sul tema sono state sicuramente quella di maggior interesse per me, di come debba essere fondamentale pensare alle foto che si vuole realizzare, se a colori o in bianco/nero; che la struttura narrativa delle nostre storie sia forte, e che la scelta stessa delle nostre foto eviti di ripetersi o di sovrapporsi; che apertura e chiusura di un reportage debbano avere un senso; di come alternare interni/esterni o ritratti/paesaggi; l’importanza anche dell’orientamento stesso della fotografia, cioè orizzontale o verticale non è solo una scelta estetica ma deve essere funzionale al racconto. Insomma in poche ore ci siamo immersi in concetti intensamente ricchi di senso, e probabilmente aver ripreso a distanza di un anno i miei appunti, mi rende ancora più consapevole di aver in qualche modo remoto assimilato questi concetti.

…e poi via…cani sciolti per le strade di CHINATOWN!

L’obiettivo era tentare un racconto del primo quartiere cinese in Italia, una comunità ormai integrata, ma non a pieno, in un quartiere antico della città. Non era un’impresa facile: i cinesi, come si sa, non sono molto espansivi e non facilmente accettano di farsi fotografare dagli sconosciuti; le ore a disposizione erano poche; la luce di novembre a Milano non regala grandi emozioni ed è piuttosto piatta; infine ma non ultimo…la Leica non ama gli automatismi e le macchine non hanno l’autofocus bensì il famoso fuoco a telemetro, una tecnologia non certamente immediata nell’utilizzo.

Al termine delle giornate e di queste sessioni per strada di nuovo in studio ai computer per un confronto con Alessandro per l’editing delle foto, la scelta delle fotografie funzionali al racconto.

Una “due giorni” fantastica, non la solita conferenza, mascherata da corso di formazione…ma una vera esperienza di formazione. Per me è stato bellissimo mettermi alla prova in una sorta di gara fotografica contro me stesso…davvero molto stimolante!

Sarebbe già di per sè bastato tutto ciò… ma a rendere davvero indimenticabile quest’avventura è stata la squadra di amici con la quale sono partito!!! Udite Udite: eravamo io, Pasquale Storsillo, Paolo Chironna e Francesco Pontillo: 4 altamurani in OstelloBello su letti a castello, stanchi morti e carichi di meraviglia, gruppo poi ribattezzato LEICA BOYS senza LEICA. Tantissime risate, ma anche confronto sincero tra noi, ci siamo aiutati e confortati, ci siamo stimolati a vicenda e sicuramente siamo tornati più consapevoli dell’importanza che la fotografia ricopre nelle nostre vite. TOTALE!

Ringrazio tutti per l’esperienza e consiglio di scoprire i reportage di Alessandro Cinque a questo link https://www.alessandrocinque.com/reportage/

Qui sotto invece vi propongo le mie fotografie realizzate durante le giornate

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L’India e il suo profumo nel cuore

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Luigi meet Edoardo Morina